di
Pamela Calussi

La depressione post-partum: cosa è e come affrontarla.

Cosa è e come riconoscerla

La depressione è un disturbo psicologico caratterizzato da una tristezza persistente, difficoltà nello svolgimento delle attività quotidiane, ridotta concentrazione, cambiamenti nelle abitudini alimentari e del ciclo sonno veglia fino ad arrivare, nei casi più gravi, ad avere idee suicidarie o di autolesionismo.

La depressione post-partum colpisce 1 donna su 6 nelle settimane successive alla nascita di un figlio, ed è caratterizzata da un marcato stato di stanchezza, una totale mancanza di interesse per qualsiasi cosa, sentimenti di auto-svalutazione e alterazioni fisiologiche.

Le madri affette da questo disturbo si sentono totalmente sopraffatte da queste emozioni tanto da piangere frequentemente senza motivo ed essere incapaci di prendersi cura del proprio figlio.

Molte madri depresse non riescono a capire il  motivo dei loro vissuti negativi di fronte ad un evento che dovrebbe essere il più bello nella vita di una donna: per questo motivo, spesso, questi vissuti considerati inadeguati e sgradevoli vengono taciuti o nascosti per paura del giudizio, fino a rendere il quadro ancora più grave.

I sintomi legati alla depressione post-partum possono rendere quindi ancora più faticose le attività di routine di cura del piccolo, come per esempio l’incapacità di addormentarsi può rendere estremamente faticoso svegliarsi frequentemente di notte per allattare laddove magari ci si era appena addormentate.

Altri sintomi, come l’incapacità decisionale (“Gli metto la tutina di lana o di cotone?”) o l’estrema irritabilità, rendono le giornate pesanti e aumentano la sensazione di sentirsi fallite come donne ma soprattutto come madri, innescando un circolo vizioso che alimenta tristezza, preoccupazioni e senso di impotenza davanti agli eventi.

 

I sintomi

La nascita di un figlio può rappresentare un periodo di grande vulnerabilità per la madre: diventare genitore, infatti, comporta molti cambiamenti nella vita della donna e della coppia. Oltre ai cambiamenti fisiologici e fisici, dovuti alla gravidanza prima e al parto poi, la donna si trova ad affrontare quelli dovuti all’assunzione del nuovo ruolo di mamma, ma anche al cambiamento e gestione dei ruoli precedenti alla nascita (moglie, compagna, donna in carriera..), alla gestione del tempo e degli spazi, alle richieste del bambino.

Di fatto, la gravidanza prima, e la nascita del bambino dopo, rappresentano un vero e proprio periodo di “crisi”, e ciò può provocare sentimenti di tristezza, inadeguatezza, frustrazione.

Il 10-15% della popolazione generale arriva a manifestare sintomi clinicamente significativi per una depressione post-partum.

Secondo il DSM 5, per fare diagnosi di depressione post-partum è necessario che siano presenti ogni giorno e almeno per due settimane, cinque sintomi tra i seguenti: umore depresso, anedonia (perdita di piacere), modificazione del peso e/o dell’appetito, alterazione del sonno, astenia (perdita di energie), diminuzione di interesse per qualsiasi attività, isolamento, sentimenti di colpa e di inutilità, bassa autostima, impotenza e disvalore, ansia e relativi connotati somatici, perdita della libido, riduzione della concentrazione, pensieri ricorrenti di morte e/o progettualità di suicidio, agitazione o rallentamento psicomotorio.

Nello specifico, la madri possono riportare di aver sempre voglia di piangere, avere repentini cambi di umore, stanchezza cronica, essere incapaci di prendere qualsiasi decisione, anche la più banale, confusione mentale, sperimentare un senso di inadeguatezza e incapacità a prendersi cura del figlio, sentirsi sole e impaurite nella gestione del bambino e, nei casi più gravi, timori di far del male a se stesse o al proprio bambino. Le madri possono provare un grande senso di colpa e di vergogna nei confronti di questi vissuti, tanto da arrivare a tacere o nascondere i reali stati d’animo, ed entrare così in una spirale che ne aggrava la gravità, aumentando il senso di solitudine e inadeguatezza percepita.

Questi sintomi devono causare un disagio clinicamente significativo o compromettere in modo rilevante il funzionamento sociale, lavorativo, o di altre aree importanti.

In genere, i primi sintomi si manifestano tra le otto e le dodici settimane dopo il parto.

Se non riconosciuti e trattati in modo adeguato, i sintomi della depressione post-partum possono persistere, variando d’intensità, anche per molti anni, e quindi avere delle conseguenze  significative non solo sulla salute mentale della donna, ma anche sulla relazione madre-bambino, sullo sviluppo del bambino e sull’intero nucleo familiare.

 

La depressione post partum e e il maternity-blues

Nella maggior parte dei casi sintomi simili a quelli appena descritti sono una reazione temporanea dovuta allo stress vissuto nel periodo dopo la nascita, sia in relazione alle richieste del bambino stesso sia a quelle di altri membri della famiglia.

Si parla quindi di maternity blues, un lieve disturbo emozionale transitorio di cui soffrono più della metà delle donne nei primi giorni dopo il parto (si stima un’incidenza tra il 50 e l’80%)  e che si risolve spontaneamente entro una settimana senza particolari conseguenze sulla mamma e sul neonato. Tuttavia, circa il 20% delle madri che hanno avuto sintomi inquadrabili come maternity blues, ha nel primo anno dopo il parto un episodio depressivo maggiore: per questo motivo, è importante non sottovalutare quei sintomi, anche se temporanei, e monitorare la situazione anche nei mesi successivi.

I sintomi inquadrabili come maternity blues sono: lieve deflessione del tono dell’umore, sentimenti di inadeguatezza nei confronti del proprio ruolo di madre, frequenti crisi di pianto, irritabilità, insonnia, ansia.

 

La depressione post-partum paterna

In anni recenti, è stata posta sempre più attenzione al ruolo del padre nella gestione e cura del bambino: i cambiamenti sociali che hanno portato la donna ad emanciparsi in ambito lavorativo, e il padre ad assumere un ruolo sempre più di rilievo nelle attività di cura del figlio, hanno acceso i riflettori sul benessere psicologico del padre dopo la nascita del proprio bambino.

Le maggiori responsabilità assunte con il ruolo di padre, il ruolo fondamentale nel supporto emotivo della compagna e nella cura del figlio, il nuovo assetto familiare a cui si deve far fronte, ma anche una diminuzione della soddisfazione coniugale, sentimenti di esclusione dalla diade madre-bambino, e minor appagamento dalle interazioni con i figli, aumenterebbero la probabilità nei padri di sviluppare un quadro simile a quello della depressione post-partum nelle madri, con sintomi quali sensazione di fatica, irritabilità, nervosismo, ansia e incapacità di riposarsi, che potrebbero durare per circa un anno dalla nascita del figlio. Questi sintomi sembrano presenti in almeno il 10% dei padri. Alcuni recenti studi hanno dimostrato come l’ansia, l’irritabilità e la sensazione di fallimento che gli uomini con depressione post-partum si trovano ad affrontare possono portare a conseguenze negative nella vita di coppia, aumento dell’insoddisfazione, frequenti litigi, ma anche aggressioni fisiche nei confronti della partner.

 

Le conseguenze della depressione post-partum sullo sviluppo emotivo e cognitivo del bambino

La depressione post-partum non coinvolge solo il benessere della madre o della famiglia, ma va ad influenzare anche la qualità e la quantità delle interazioni madre-bambino, che sono fondamentali nelle prime fasi di vita e permettono al bambino di porre le basi di un corretto sviluppo cognitivo ed emotivo. Le madri affette da pressione post-partum, infatti, sono meno attente e responsive alle richieste dei figli, e tale comportamento può portare allo sviluppo di una scarsa capacità comunicativa tra madre e figlio. Le operazioni di cura del bambino e la risposta alle sue richieste sono fondamentali nei primi mesi di vita, perchè permettono al bambino di essere stimolati da un punto di vista emotivo, cognitivo, e sociale. Comportamenti della madre come il contatto visivo, la risposta ai segnali del neonato, la creazione di momenti di interazioni, la stimolazione visiva e uditiva, permette al bambino di sviluppare sia un senso di sé ma anche una relazione di attaccamento sicuro che permette al bambino di esplorare il mondo in maniera fiduciosa e competente. Lo stato di depressione vissuto dalla madre, tuttavia, interferisce con la qualità e la quantità degli scambi emotivi e comportamentali ritenuti necessari perché si possa sviluppare un’interazione efficace tra la madre e il bambino: le madri risultano così poco sintonizzate sui bisogni del bambino e poco attente ai segnali che esso manda. Sintomi come tristezza cronica, irritabilità, ritiro sociale, sentimenti di inadeguatezza, compromettono la qualità delle risposte di accudimento e emotive della mamma nei confronti del proprio figlio.

Molto frequente è l’incapacità di provare emozioni nei confronti del figlio e la paura di rimanere da soli con loro: il risultato di ciò è che li guardano meno, li cullano meno, reagiscono con meno affetto alle risposte del proprio figlio e talvolta con aggressività. È stato dimostrato come i figli di madri depresse siano meno regolari nelle routine, piangono di più, interagiscono di meno e mostrano meno contatti visivi con l’adulto.

Tuttavia, lo stato di depressione non determina automaticamente un comportamento interattivo alterato della madre: in alcuni casi infatti le madri depresse, se i sintomi non risultano essere particolarmente gravi o se ci sono alcuni fattori di protezione ambientale (per esempio, un partner supportivo o una rete sociale di sostegno) sono ugualmente in grado di interagire e fornire un feedback adeguato ai bisogni del bambino.

 

 

 

Il trattamento

Nonostante la sempre maggiore attenzione che viene prestata alla depressione post-partum, spesso questo disturbo non viene riconosciuto in tempo, sia perché spesso confuso con la normale flessione del tono dell’umore delle neo-mamme, sia perché le madri tendono a tacere i sintomi per paura o per vergogna.

Ancora una bassissima percentuale di madri affette da depressione post-partum di rivolge ad uno specialista per richiedere aiuto.

Nel trattamento della depressione post-partum, le terapie elezione sono quelle farmacologiche e la psicoterapia con approccio cognitivo-comportamentale.

Anche se il farmaco, soprattutto nella fase più acuta del disturbo, risulta essere molto efficace, spesso non risulta essere il trattamento di elezione in quanto le madri sono restie ad assumere farmaci durante il periodo di allattamento per gli effetti che questi potrebbero avere sul bambino.

Tra i numerosi approcci psicoterapeutici esistenti, è stato dimostrato come la terapia cognitivo-comportamentale risulta essere di provata efficacia per il trattamento di questo disturbo, contribuendo a fornire le strategie necessarie per superare i sintomi depressivi e  accrescere le risorse della neo mamma. Efficaci risultano essere sia gli interventi individuali che quelli di gruppo, che hanno lo scopo di identificare i pensieri e le emozioni disfunzionali e le emozioni e di introdurre pensieri alternativi che modifichino lo stato emotivo ed i comportamenti della mamma.

Obiettivo principale quindi della psicoterapia ad approccio cognitivo-comportamentale, è quello di fornire gli strumenti utili a gestire la sintomatologia depressiva e ridurre al minimo il rischio delle ricadute. Questo avviene grazie all’apprendimento sia di tecniche comportamentali (cosa fare, come farlo) che di quelle cognitive (riconoscere e modificare un pensiero disfunzionale), all’acquisizione di alcune strategie volte a combattere i sintomi ed affrontare i fattori che possono aver aumentato la vulnerabilità al problema. Inoltre, anche se la psicoterapia cognitiva si basa soprattutto sul qui-ed-ora, scopo dell’intervento terapeutico sarà quello di andare a ricercare eventi nel passato più o meno recente che possano in qualche modo aver favorito lo sviluppo del disturbo.

La terapia cognitiva della depressione si divide in due fasi: la prima ha come obbiettivo quello di ridurre l’intensità dei sintomi, nella seconda la prevenzione delle ricadute. Le fasi della terapia cognitiva per il trattamento della depressione sono:

  • comprensione del problema, da condividere con il paziente;
  • osservazione e riconoscimento del legame tra pensieri, emozioni e comportamenti;
  • individuazione dei circoli viziosi di mantenimento;
  • approfondimento della storia del paziente con lo scopo di individuare eventuali esperienze che hanno favorito lo sviluppo del disturbo;
  • normalizzazione della sintomatologia vissuta e accettazione dei vissuti negativi.
  • Cambiamento degli schemi mentali depressogeni.

Concludendo, è importante individuare i sintomi precocemente  e monitorarli, così da poter trattare efficacemente il disturbo e uscirne senza ripercussioni: la terapia cognitiva risulta essere un ottimo supporto ai bisogni delle madri in difficoltà.

 

Per saperne di più

American Psychiatric Association (2014). Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. Quinta edizione. DSM-5. Milano: Raffaello Cortina

Leveni, D., Morosini, P., Piacentini, D. (a cura di) (2009). Mamme tristi. Vincere la depressione post partum. Erikson Editore.

Perdighe, C., Mancini, F. (a cura di) (2008). Elementi di Psicoterapia Cognitiva. Giovanni Fioriti Editore.