Che cos’è l’empatia?

L’empatia è quella capacità che permette di comprendere i pensieri e gli stati d’animo di un altro individuo. Essa funziona come un processo che si attiva quando smettiamo di focalizzare la nostra attenzione solamente ai nostri pensieri e alle nostre percezioni per adottare un tipo di attenzione rivolta anche alla mente ed ai sentimenti dell’altro.

L’empatia non significa quindi solamente mettersi nei panni dell’altro, ma necessita una relazione di scambio in cui l’individuo mette in secondo piano il suo modo di percepire la realtà, per cercare di far risaltare in sé stesso le esperienze e le percezioni dell’altro, lasciando che questi capisca che questo processo è avvenuto.

Empatizzare è un’abilità interpersonale che tutti gli individui possiedono, che a molte persone viene naturale, ma che può anche essere sviluppata.

Perché è importante sviluppare l’empatia?

Lo scrittore Roman Krznaric, uno degli ideatori dell’Empathy Museum, inaugurato a Londra lo scorso anno, ha rilasciato una dichiarazione che può fornire uno spunto per interrogarci sulle funzioni dell’empatia: “La parola empatia è sulla bocca di tutti, da Obama al Dalai Lama” – sostiene Krznaric – “viviamo in un mondo così iperindividualistico che le nostre capacità di provare empatia stanno rapidamente diminuendo. Basti pensare che, secondo studi recenti, negli Stati Uniti i livelli di empatia sono crollati del 50%. La nostra incapacità di capire il punto di vista degli altri, le loro esperienze e i loro sentimenti sono alla base del pregiudizio, del conflitto e della disuguaglianza. L’empatia è l’antidoto di cui abbiamo bisogno”.

L’empatia perciò è una capacità altamente desiderabile e positiva per noi stessi, gli altri e la società. Essa può essere anche considerata come una colla sociale ed emotiva che ci aiuta a creare e mantenere le relazioni.

Darwin riteneva che le motivazioni alla base del comportamento empatico, negli animali come negli esseri umani, risiedessero nella necessità di sopravvivenza della specie e nel bisogno di alleviare i sentimenti negativi che in un individuo sono generati dalla sofferenza dell’altro. Diversamente da quanto affermato da Charles Darwin, David Goleman, sosteneva invece che l’empatia fosse una capacità degli esseri umani di capire la condizione di altri esseri umani, che venisse acquisita attraverso l’apprendimento all’interno del contesto sociale. Il termine il termine “empatia” fu coniato da Robert Vischer nel 1873 per indicare “la capacità di percepire la natura esterna, come interna, appartenente al nostro stesso corpo”, ma fu David Hume il primo a definire l’empatia negli esseri umani, come un processo che permette alla mente degli uomini di diventare specchi l’uno dell’altro. Per Hume il principio di empatia, quando si estende a un alto numero d’individui, rappresenta l’elemento fondante della società umana.

Essere persone empatiche ci aiuta a:

  • Comprendere meglio i bisogni e le opinioni delle persone che ci circondano (il partner, i colleghi, i figli, gli amici, ecc.)
  • Sentire e comprendere le emozioni, le intenzioni, i pensieri e i bisogni degli altri, in modo da poter offrire comunicazione e supporto sensibile e appropriato
  • Capire in modo più chiaro la percezione che creiamo negli altri con le nostre azioni e parole
  • Affrontare con maggiore facilità la negatività degli altri attraverso una migliore comprensione delle loro motivazioni.
  • Essere dei leader migliori, dei partner, degli amici, dei genitore migliori.
  • Comunicare in modo più efficace con le altre persone.

 

Da ciò possiamo dedurre che l’empatia ci consente di riconoscere gli altri come persone simili a noi e, quindi, favorisce la messa in atto di abilità sociali fondamentali, come l’apprendimento attraverso l’osservazione e la comprensione dei bisogni e dei desideri altrui: una capacità, in definitiva, che consente di ottimizzare le interazioni tra individui.

 

Paul Ekman si occupa di approfondire in che misura l’empatia conduca al comportamento etico. Ekman fornisce una descrizione di tre aspetti dell’empatia: un aspetto conoscitivo (“so come gli altri si sentono, ma io non lo sento”), uno affettivo (“posso sentire in me ciò che gli altri sentono”) ed un aspetto di compassione o simpatia, ovvero un sottoinsieme di tutti gli altri aspetti che permettono di affrontare il vissuto emotivo dell’altro. Uno dei passaggi più affascinati che possiamo trovare leggendo il dialogo tra Ekman ed il Dalai Lama, contenuto nel saggio “Felicità emotiva”, riguarda proprio il tema dell’empatia verso gli altri esseri umani e la via da seguire per sviluppare l’intelligenza emotiva in favore del prossimo; i due giungono alla conclusione comune che l’empatia sia quella parte dell’intelligenza umana che non riguarda l’acuzie, ma a quel tipo di saggezza che comprende “empatia”, “simpatia” e “compassione”.

 

Empatia e psicologia

L’empatia è una capacità che coinvolge la “mente” o il “cuore”?

Il nostro modo di essere empatici è determinato da un processo che coinvolge due principali forme di empatia:

  • L’empatia cognitiva indica la capacità che, per via immaginativa, permette di assumere la prospettiva di un’altra persona, per comprendere i suoi pensieri, le sue emozioni e le sue azioni. Questo tipo di empatia consente di intuire chiaramente quello che l’altra persona pensa e di comprende a fondo il suo punto di vista anche ad un livello molto astratto, ad esempio in una discussione, ma non implica necessariamente una condivisione emotiva ed un desiderio di preoccuparsi effettivamente di cosa provano le altre persone.
  • Con il termine empatia emozionale o emotiva, si fa invece riferimento alla risposta emotiva vicaria (provare ciò che prova l’altro) alla percezione delle emozioni provate dell’altra persona. Grazie all’empatia emotiva si è in grado perciò, non solo di comprendere, ma anche di sentire gli stati d’animo degli altri, partecipando al loro stato emotivo nella “qualità” del loro vissuto. Recentemente la scienza è riuscita a provare che nel corso di questa modalità dell’Empatia vi è un vero e proprio rispecchiamento del sistema di neuroni(i neuroni specchio) che attivano nei nostri circuiti cerebrali le stesse emozioni che sta’ vivendo la persona che abbiamo davanti.

Una buona parte della letteratura scientifica interpreta l’empatia come un’attitudine, un tratto di personalità, una disposizione relativamente stabile o un’abilità generale; possiamo definire con i termini “disposizione empatica” questa capacità o attitudine individuale ad essere empatici.

Possedere una buona disposizione empatica significa anche possedere uno strumento relazionale importante, per qualsiasi ruolo professionale e sociale ( un insegnante, un allenatore, un avvocato, un poliziotto, ma anche più semplicemente genitore alle prese con i problemi giovanili dei propri figli), ma in particolar modo per le persone che esercitano una professione d’aiuto (psicologo, medico, infermiere, ecc.).

La disposizione empatica è coinvolta anche nel processo terapeutico ed influisce positivamente sugli esiti della psicoterapia.

De Silvestri (1999) sostiene che lo psicoterapeuta con orientamento cognitivo-comportamentale, oltre ad esprimere, nella relazione terapeutica col paziente, “empatia emotiva, “affettiva”, di sentimenti o di stati d’animo, apporta alla relazione un valore aggiunto che risiede in ciò che è definita “empatia intellettuale”, “cognitiva” o “filosofica”.

In altre parole – afferma De Silvestri – nella relazione con il paziente non gli comunicano soltanto che capiscono come lui si sente, quello che prova, le emozioni che lo turbano, ma gli comunicano anche che capiscono i pensieri, le idee, le convinzioni, la filosofia collegata alle sue emozioni e sentimenti”.

 (Francesca Batacchioli)

Bibliografia:

  • De Silvestri, C. (1999). Il mestiere di psicoterapeuta. Manuale pratico di psicoterapia cognitivo-emotivo-comportamentale. Roma: Astrolabio.
  • Ekman, P, & Dalai Lama (2010). Felicità emotiva. Milano: Feltrinelli, 2010.
  • Mehrabian, A., Young, A.L. & Sato, S. (1988). Emotional empathy and associated individual differences. Current Psychology: Research & Reviews, 7 (3), 221-240.

 

  • Batacchioli, F. (2014). L’empatia nella relazione terapeutica. Un progetto di ricerca: l’empatia nella relazione terapeutica, la sua funzione nella previsione e nella risoluzione delle rotture e nel favorire il miglioramento degli outcome, Tesi di specializzazione discussa alla Scuola di Scuola di Psicoterapia Cognitiva (SPC), sede di Grosseto.

 

http://www.empathymuseum.com/

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