Di
Stefania Iazzetta
e Lisa Lari

Stupri, aggressioni sessuali, molestie su minori…la violenza sessuale è un fenomeno complesso che sempre più sta richiamando l’attenzione della cronaca ma che presenta dati frammentari e sommersi che solo parzialmente rendono ragione dell’ampiezza e della gravità del problema. In Italia una donna su tre (31,5%, dati Istat 2014) riporta di aver subito una violenza fisica o sessuale. E ancora, sono 241 i casi di abuso sessuale su minore nello scorso anno riferiti dal Telefono Azzurro, di cui il 40% riguarda bambini sotto gli 11 anni.
Ma chi sono gli aggressori sessuali? Dare una definizione di tali soggetti è un compito difficile perché la caratteristica centrale di questi individui è la non uniformità. I “Sex Offender” costituiscono un gruppo estremamente eterogeno caratterizzato da storie personali e criminali diverse tra loro e da convinzioni che supportano il comportamento deviante unicche e varie (Gordon e Proporino, 1990).
Diverse possono essere le caratteristiche dell’aggressore nel modus operandi che egli adotta, nel comportamento sessuale tenuto, nelle motivazioni sottese al reato, nell’età della prima aggressione e nel numero di reati commessi. Differenti sono anche le vittime scelte per età, per sesso e per relazione con l’aggressore (Caraballese e coll., 2012). All’interno di questa complessità, comprendere le caratteristiche di funzionamento personologico e interpersonale di questi soggetti risulta fondamentale per poter impostare un intervento efficace che non sia solo di reclusione ma soprattutto di trattamento efficace per la prevenzione delle potenziali recidive future.
Nonostante la pluralità che caratterizza i Sex Offender, si possono riscontrare elementi comuni nel funzionamento di questi soggetti. Questi individui presentano valutazioni distorte, tratti di personalità patologici caratterizzati da distacco o instabilità emotiva e deficti dell’empatia. In numerose ricerche viene riportato come tra il 50 e il 94 % degli aggressori sessuali presentino disturbi di personalità, in particolar modo il disturbo borderline e antisociale, ma anche il disturbo evitante soprattutto nei molestatori di bambini (Eher e col., 2019; Sigler e coll., 2017; Chen e coll., 2016; Bogaerts e coll., 2005). Molti presentano abuso di sostanze e disturbi psicotici. Nella quasi totalità si evidenziano disturbi parafilici.
Le teorie sulla violenza sessuale conferiscono un’importanza centrale al funzionamento emotivo, relazionale e cognitivo, come una sorta di “anticamera criminale” ossia quella realtà psicologica e relazionale che non è criminale di per sé ma che costituisce un fattore di rischio e di vulnerabilità per la messa in atto del reato laddove, in determinate situazioni e stili di vita, la persona passa dal pensiero all’azione (Zara,2018).
All’interno di queste teorie, ritroviamo gli studi sulle distorsioni cognitive, ossia sui pensieri automatici disfunzionali, derivanti da teorie implicite che gli individui si sono costruiti lungo la vita per comprendere, spiegare e dare senso al mondo circostante.
Negli aggressori sessuali troviamo alcune distorsioni che sono alla base e che mantengono la condotta violenta. Polaschek e Ward (2002) riportano alcuni esempio di teorie implicite disfunzionali presenti nei sex offender come ad esempio “l’oggettivazione sessuale delle donne” secondo cui le donne sarebbero in un costante stato di recezione in quanto sono “create” per soddisfare i bisogni e i desideri maschili. Questa farà si che il sex offender tenderà ad interpretare un comportamento socievole di una donna come un reale interesse e a giustificare l’aggressione come una risposta a tale valutazione.
Similmente, i pedofili tenderanno a mostrare distorsioni del pensiero specifiche e presenti sin dall’infanzia (Ward e Keenan, 1999) come ad esempio la “sessualizzazione infantile” per cui il pedofilo sostiene che i bambini siano fondamentalmente sessualizzati e che traggano gratificazione da contatti sessuali con gli adulti. Un’altra distorsione riguarda la “pericolosità del mondo” secondo cui il mondo relazionale adulto è vissuto come pericoloso e minaccioso e i bambini rappresentano, agli occhi del pedofilo, gli unici di cui potersi fidare e con cui entrare in una relazione, anche di tipo sessuale. Spesso i molestatori di bambini presentano bassi livelli di competenza sociale, discontrollo degli impulsi e incapacità a costruire relazioni con i pari (Becker e Kaplan, 1988) unitamente ad un forte senso di inadeguatezza e vergogna (Sigre- Leiros e coll., 2014) e presenza di parafilie, che mantengono la credenza che il mondo infantile sia l’unico adeguato e sicuro per loro.
Elicitare queste caratteristiche e stilare dei profili di funzionamento di questi soggetti è un intervento necessario per poter prevedere dei programmi trattamentali efficaci nel prevenire le recidive di tali comportamenti devianti, una volta che l’individuo, scontata la pena, si ritrova nel mondo esterno. In questo senso, gli strumenti della terapia cognitivo comportamentale e della Dialectical Behavior Therapy possono divenire un supporto importante per l’intervento sul funzionamento cognitivo, emotivo e comportamentale disfunzionale di questi soggetti.

Bibliografia

Becker, J., and Kaplan, M. (1988). The assessment of adolescent sexual offenders. In Prinz, R. J. (ed.),Advances in Behavioral Assessment of Children and Families, Vol. 4, JAI, Greenwich, CT, pp. 97–118
Carabellese F., Rocca G.,  Candelli C., La Tegola D., M. Birkhoff J. (2012).La gestione degli autori di reati sessuali tra psicopatologia e rischio di recidiva.Prospettive trattamentali. Rassegna Italiana di Criminologia – 2/2012 p. 130-144

Chen, Y., Chen, C., & Hung, D. (2016). Assessment of psychiatric disorders among sex offenders: Prevalence and associations with criminal history. Criminal Behaviour and Mental Health, 26, 30-37.

Eher R., Rettenberger M., Turner D. (2019). The Prevalence of Mental Disorders in Incarcerated Contact Sexual Offenders. Acta PSychiatrica Scandinavia 139(6). 2019

Polaschek D.D.L., Ward T.(2002). The implicit theories of potential rapists: What our questionnaires tell us. In Aggression and Violent Behavior, 7 pp.385-406.

Sigler A. (2017) Risk and Prevalence of Personality Disorders in Sexual Offenders. Spring 6-2017

Sigre-Leirós V., Carvalho J. & Nobre P. (2014). Cognitive schemas and sexual offending:Differences between rapist, pedophilic and nonpedophilic child molesters, and nonsexual offenders, Child Abuse & Neglect, 40:81-92

Ward T., Keenan T. (1999). Child molester’s implicit theories. In journal of Interpersonal Violence, 14, pp 821-838

Zara G. (2018) Il diniego nei sex offender. Dalla valutazione al trattamento. Raffaello Cortina Ed. 2018 Milano