Il Disturbo Bipolare (DB) è una condizione clinica che determina un importante dolore psicologico nella persona che ne soffre. Si caratterizza per un’alterazione dei meccanismi regolatori del tono dell’umore che comporta l’alternanza di fasi di innalzamento e fasi di calo del fondo affettivo con una ciclicità che, se non trattata in modo adeguato, può compromettere la qualità della vita dell’individuo che ne soffre. Tendono a susseguirsi, infatti, periodi in cui la persona si sente piena di energie e buone idee fino all’euforia (fase eccitatoria) e stati in cui si sente totalmente priva di energie con emozioni di colpa e di tristezza (fase depressiva). Queste fasi di scompenso affettivo si alternano a periodi di relativo equilibrio in cui la sintomatologia si riduce per poi prender campo nuovamente in un’altalena spesso devastante (per un approfondimento sul disturbo bipolare e sul  trattamento si può far riferimento ad alcuni articoli pubblicati nella nostra sezione Approfondimenti).

Le persone che soffrono di DB “tribolano” sia per la pervasiva instabilità psicologica, emotiva e comportamentale che questa psicopatologia determina sia proprio per l’acquisizione di una dolorosa consapevolezza che è quella di avere un disturbo e, nello specifico, un disturbo mentale. Infatti, spesso nella mente del paziente si crea una pericolosa equazione di questo tipo: disturbo uguale malattia uguale debolezza, incapacità e vulnerabilità. Inoltre, il dover far ricorso ad una terapia farmacologica, di frequente raccomandata in combinazione alla psicoterapia, è vista da queste persone come la conferma di un sé malato, debole e limitato nelle proprie potenzialità, condizioni, queste, estremamente negative e perlopiù inaccettabili. Per tali ragioni, alcuni di questi pazienti tendono a rifiutare questo stato clinico respingendo di conseguenza i farmaci, la psicoterapia e, in definitiva, il disturbo in sé. Il paziente rimane quindi dentro ad una pericolosa spirale di non accettazione e rifiuto della propria situazione con esiti che possono essere estremamente dannosi per la salute psico-fisica dello stesso, oltre che per le sue relazioni e, in generale, per il suo progetto di vita. Spesso questi individui continuano ad arrancare tentando di sconfiggere o eliminare, con un grande dispendio di energie fisiche e mentali, qualsiasi traccia di questo disturbo. Talvolta portano avanti la propria vita “facendo finta” che questo problema non esista negando segni evidenti di instabilità che porta verso un’esistenza tendenzialmente disorganizzata e soprattutto non soddisfacente nella speranza, magari, di poter rimanere per sempre in quell’euforia tanto agognata anche se, ogni volta, si rivela poi del tutto dannosa.

Secondo Linehan (2015) non accettare significa “cercare ripetitivamente una cosa nella stessa tasca”. Questo è il fallimento dell’accettazione. Nel linguaggio comune accettare significa accogliere, ricevere, acconsentire a prendere. L’accettare può avere come oggetto sia un qualcosa percepito come gradevole che come sgradevole e negativo (Perdighe e Cosentino, 2021). Nel caso del paziente che soffre di DB, l’accettazione riguarda l’accogliere un qualcosa che in realtà si vorrebbe rifiutare, cioè il disturbo e tutto quello che questo comporta (ad esempio le cure, la sensazione di stanchezza fisica, la tristezza, l’idea di poter avere dei limiti e delle vulnerabilità etc.). Il punto è che questo disturbo non può essere del tutto eliminato ma può essere gestito.

Cosa fare quindi? Il processo di accettazione di questa condizione è un qualcosa di estremamente utile se non essenziale e imprescindibile per uscire da questa impasse. Durante il percorso psicoterapico, quello che il clinico può fare, assieme ad altri interventi ad hoc, è quello di condurre il paziente a ragionare sul fatto che la strada da percorrere è quella di accettare questa condizione, perché rifiutarla non serve a cambiarla, anzi la peggiora! Si parte dal presupposto, non semplice da digerire…o da “bere” così come si dice nel titolo di questo breve articolo, che si deve poter accettare qualcosa di doloroso per poterlo cambiare. Infatti, le persone che hanno lottato per cambiare la realtà lo hanno fatto perché hanno accettato ciò che non andava. Venendo ai patti con i fatti della propria vita si può ridurre la sofferenza e aumentare il senso di libertà (Linehan, 2015). Nello specifico, il paziente con DB che, di certo, non ha scelto di soffrire di questo problema potrà percorrere una strada alternativa e maggiormente funzionale imparando, ad esempio, a tollerare sensazioni, emozioni, stati mentali e fisici tipici di questo disturbo da cui tanto è tormentato. L’individuo porterà avanti assieme al clinico questo processo di accettazione anche grazie all’utilizzo di specifiche procedure ampiamente documentate e utilizzate nell’ambito della psicoterapia cognitiva.

 

BIBLIOGRAFIA

 

Linehan M. M., 2015. DBT Skills Training. Schede e fogli di lavoro. Raffaello Cortina Editore, Milano.

 

Newman C. F., Leahay R. L., Beck A.T., Reilly-Harrington N.A., Gyulai L., 2012. Il Disturbo Bipolare. Un approccio terapeutico cognitivo. Ed It, a cura di Antonio Nisi, Giovanni Fioriti Editore S.r.l., Roma.

 

Perdighe C., CosentinoT., 2021. Le procedure cognitive di accettazione. In Psicoterapia Cognitiva. Comprendere e curare i disturbi mentali. A cura di Perdighe C., Gragnani A., Raffaello Cortina Editore, Milano, via Rossini 4.

 

Saettoni M., Gragnani A., Iazzetta S., Lari L., 2021.  Disturbi Bipolari. In Psicoterapia Cognitiva. Comprendere e curare i disturbi mentali. A cura di Perdighe C., Gragnani A., Raffaello Cortina Editore, Milano, via Rossini 4.

 

Siti internet

http://www.psicoterapia-cognitiva.it/la-pilola-amara/

http://www.psicoterapia-cognitiva.it/il-disturbo-bipolare-con-le-sue-trasformazioni/

http://www.psicoterapia-cognitiva.it/il-disturbo-bipolare-e-luso-di-sostanze-quali-relazioni-e-quali-conseguenze/

http://www.psicoterapia-cognitiva.it/disturbo-bipolare-cosa-fare-lidentificazione-precoce-di-una-fase-maniacale-o-depressiva/

http://www.psicoterapia-cognitiva.it/disturbo-bipolare-fi/

http://www.psicoterapia-cognitiva.it/ho-il-disturbo-bipolare-ma-posso-avere-una-vita-normale/